Cuore, la teoria dei buchi.

Come promesso, ritorno a parlarvi di cuore.

Circa un anno fa, una persona a cui sono molto grata, mi fece conoscere “La teoria dei buchi”.

Questa teoria, che trovo particolarmente vera, è spiegata da H. A. Halmas nel libro Il cuore del diamante.

Teoria dei buchi

Halmas sostiene che tutti noi siamo pieni di “buchi“, ovvero di mancanze che derivano dalla perdita di una parte di noi.

Un buco è una parte che ci appartiene ma di cui non siamo più coscienti, consapevoli.

Potrebbe essere il buco dell’amore, del valore, il buco della vitalità oppure del piacere. Abbiamo perso l’essenza di quel valore, siamo come tagliati fuori da quella parte di noi e la sensazione che ne consegue è quella di una mancanza, di un buco appunto.

Mancanza

I buchi hanno ovviamente a che fare con il “bambino emozionale” che è in noi, ovvero il nostro bagaglio emotivo e i condizionamenti subiti durante l’infanzia che sono stati interiorizzati e che influenzano notevolmente la nostra vita da adulto.

Un bambino che non ha sentito, per un qualunque motivo, riconosciute le proprie necessità e il proprio valore, ovvero che non si è mai sentito una priorità per i propri genitori, è un’adulto che vive con dietro il buco del “valore“. Sente sempre di non essere abbastanza o di non essere visto dagli altri.

Cercherà allora disperatamente di riempire questa lacuna.

Il buco potrebbe essere riempito da oggetti materiali o dalla propria posizione sociale.

In molti casi, invece, si cercheranno persone con le quali riempire le proprie mancanze.

Più i rapporti sono intimi e profondi e più riempiamo i nostri buchi con l’altra persona.

Scommetto che molti di voi conoscono coppie che rispondono esattamente a questo ritratto:

“sono fatti l’uno per l’altro”, “si completano”, si incastrano alla perfezione.

 Uno copre i buchi dell’altro.

L'altra metà

Non è un caso che spesso siamo attratti da persone completamente diverse da noi e questo a volte accade perché l’altro “si permette” quella essenza da cui noi ci sentiamo tagliati fuori.

Quando le relazioni finiscono ci sembra di perdere una parte di noi; in  realtà sentiamo il buco scoperto e riviviamo la mancanza.

Il dolore della perdita di un amore diventa allora devastante, sentiamo con tutta la sua profondità il distacco da noi, da un’essenza che non riusciamo più a sperimentare ma che è la nostra natura più profonda.

Potrebbe allora essere che l’idea di perdere una persona nasconde invece il dolore di perdere una parte di voi che solo in sua presenza vi permettete.

Perché niente che sentite appartiene all’altro…la gioia dell’amore, l’entusiasmo e la felicità che provate accanto ad una persona è una vostra essenza!

La presenza dell’altro è solo uno dei tanti modi per accedervi. Ma è dentro di voi…vi appartiene!

Altrimenti non potreste sentirla, no? 🙂

Allora potreste scoprire che dietro quel dolore c’è un vecchio buco.

Credo che ciascuno di noi possa, con un po’ di coraggio, essere consapevole del “buco” che si porta dietro.

Parlo di coraggio perché, ahimè, è molto più semplice dare agli altri la responsabilità del nostro malessere ed è difficile soprattutto ammettere di avere delle lacune e il disperato bisogno di colmarle, con la relazione amorosa o amichevole di turno.

Vi chiedo allora…quali sono i vostri buchi?

Siete abbastanza coraggiosi da saperli chiamare con il loro nome e non nasconderli?

Se proprio non vi risale alcuna emozione, consiglio Battiato.

Tradimento

 

Una garanzia in termini di riaperture di vecchie ferite e dolore di antichi e nuovi tradimenti 🙂

Mi dispiace aver ritardato nella pubblicazione di questo nuovo articolo, ma non è semplice parlare di questo argomento.

Ho aperto con la canzone Hero, perché ognuno dovrebbero poter combattere come tutti gli altri, non essere l’eroe di qualcuno o l’attore inconsapevole delle parate altrui.

Let me go
I don’t wanna be your hero
I don’t wanna be a big man
Just wanna fight with everyone else

Your masquerade
I don’t wanna be a part of your parade
Everyone deserves a chance to
Walk with everyone else

L’abbiamo fatto tutti con qualcuno nella vita e non c’è colpa…io chiedo venia a tutti gli attori dei miei teatrini e perdono chi mi ha ingaggiata senza chiedermi il permesso 🙂

Con tutto l’amore che adesso posso,

Carla.

 

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Quello che sei veramente parte 2: niente altro che te.

Vi siete mai posti la domanda…”Chi sono veramente?”

No no…non sono il vostro nome, il lavoro che fate, la vostra data di nascita le possibili risposte alla domanda che intendo porvi. Il senso è…chi siete veramente oltre tutte le etichette che vi siete imposti o vi hanno imposto?

Fin da piccola mi capitava spesso di pormi questa domanda ( si lo so, paranoie precoci 😉 )…volevo saper rispondere alla domanda “Chi sono?” al di là del mio nome, dei miei giochi preferiti e del posto in cui vivevo.

Ovviamente non è stato semplice darmi una risposta. In realtà, la ricerca di questa risposta è stata a volte molto dolorosa. Ripenso alla mia adolescenza, a come fosse difficile guardarsi dentro e trovare risposte in tutta quella confusione.

Oggi posso dire di aver colto, a volte e per pochi splendidi momenti, l’essenza del chi sono veramente.

Una delle prime volte in cui ho sperimentato questa sfumatura mi trovavo a lavorare su quello che in psicosomatica viene chiamato il quarto livello.

Il livello del cuore.

Anahata” è la parola sanscrita che definisce il Chakra del cuore e significa “suono che viene prodotto senza che due oggetti si colpiscano”; ma possiede anche il significato di “non colpito, non ferito, non vinto”.

chakra cuore

E’ quella parte del corpo sulla quale mettiamo la mano, quando diciamo “IO“.

Mi viene in mente una stupenda poesia, che Mandela leggeva ogni giorno durante la sua prigionia…

Invictus (non vinto)

Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’ altro, ringrazio gli dei chiunque essi siano per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze, non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.

Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d’ira e di lacrime incombe solo l’ orrore delle ombre, eppure la minaccia degli anni mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima.

(William Ernest Henley)

 

I bambini hanno un cuore molto aperto, molto grande. E’ per questo motivo che quando ridono e quando piangono lo fanno con estrema profondità.

Durante il mio percorso all’Accademia Olistica Villaggio globale ( http://www.villaggioglobale.eu/) ho imparato quanto ognuno di noi abbia ad un certo punto, da bambino, tradito se stesso. Questo preciso momento viene per l’appunto chiamato “il grande tradimento“. E’ quel momento in cui abbiamo tradito la nostra natura più profonda, abbiamo deciso di lasciare parti di noi stessi per poter ricevere l’amore che volevamo, per poter essere accettati. Ci siamo presi tutta la responsabilità del non riconoscimento e tutta questa responsabilità non può che essere ancora nostra.

Non ha ragione di esistere allora il vittimismo, il dare sempre la colpa a madri e padri sbagliati.

Siamo noi i responsabili del grande tradimento.

Abbiamo dimenticato di essere AMORE e abbiamo iniziato, disperatamente, a cercare amore.

Quale parte di te hai tradito?
Qual è la ferita che ti sei portato dietro e qual era il bisogno per soddisfare il quale hai barattato te stesso?

Rispondere a queste domande non è immediato e le risposte potrebbero essere anche difficili da gestire, ma spero di avervi dato uno spunto per andare un po’ più in profondità. 🙂

D’altra parte, essere guerrieri richiede coraggio. Il coraggio di guardarsi dentro.

Ma anche la semplicità di comprendere che levati i fardelli del passato alla domanda “ Chi sei?” non può seguire una risposta definitiva.

Siamo questo preciso momento, l’aria che Ora respiriamo, i suoni in sottofondo, quella sottile inquietudine nello stomaco per quella cosa che proprio non va o un senso di pace lieve sul cuore, il ricordo della mattinata, l’odore della stanza.

Il, è molto impersonale. Quando si riesce ad entrare in uno spazio di grande silenzio non c’è più neanche il bisogno di dire Io sono.

Senti che sei e basta.

Con questo articolo ho osato un po’, spero vi sia d’aiuto…in qualche modo.

Ho aperto con una fantastica canzone di Nick Drake, Fly, perchè ricorda la malinconia di quando perdi una parte di te, quell’intimo e profondo dispiacere di un desiderio inappagato.

Nel prossimo articolo vi parlerò ancora di cuore.

Con tutto l’amore che adesso posso,

Carla

 

 

 

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Quello che sei veramente parte 1: tu e il resto del mondo.

Come promesso in questo articolo vi parlo di come non perdere tempo nel vostro percorso di crescita. Non che perdere tempo non sia una gran bella cosa (dico davvero!) ma in questo caso perdere tempo significa spesso aggiungere sofferenza inutile al nostro cammino.

Voglio parlarvi proprio di me. Ho sofferto, credo per anni, nel ricercare quello che potevo veramente e autenticamente amare senza fingere. Dopo la laurea tutti attorno a me sembravano certi di quello che volevano. L’unica vero nemico era la crisi e l’oggettiva difficoltà nel trovare un posto di lavoro che rispecchiasse i propri studi.

Per me, però, le cose erano completamente diverse.

La crisi, io, ce l’avevo dentro.

Quella fuori da me l’ho usata spesso come scudo, come pensiero rassicurante.

In fondo, come vi dicevo qui https://searchinganam.wordpress.com/2015/02/10/per-chi-e-bloccato-in-un-terribile-posto-tra-0-e-1/, non avevo niente da perdere scegliendo di andare controcorrente.

Quella dentro di me la vedevo, invece, come nemico. Molte volte ho invidiato-non gli altri udite bene ma…- i desideri degli altri.

Avrei voluto avere i loro stessi desideri, piuttosto che i miei così confusi, tra l’altro.

Era questo che generava la mia sofferenza.

Mi trovavo spesso a cena con persone che potremmo definire “arrivate”, con il loro bel posticino fisso, stipendio fisso, orario fisso. Soffrivo molto all’idea di essere invece ancora lontana dall’aver raggiunto il mio traguardo e che, soprattutto, non ero come loro: non sarei stata felice al posto loro, ma avrei voluto esserlo.

Solo molto tempo dopo avrei imparato che niente è più vita del cammino e che la ricerca di sé è l’avventura più bella :).

Il pellegrino, il pellegrinaggio ed il cammino: nient’altro che me verso me stesso.

(Farid Addin Attar)

 

walk your path

Ad un certo punto, però, ha fatto capolinea nella mia testa una convinzione: non ha alcun senso invidiare una vita che tu non vorresti.

Ho accettato quello che ero e i miei desideri. Ho iniziato ad amarli.

Non perché avevo qualcosa più degli altri…ma perché erano i miei desideri, i miei bisogni.

Unici, autentici e meravigliosi…come quelli di ciascun essere umano.

Questa scoperta mi ha fatto capire perchè alcune cose cui non credevo affatto, diventassero complicate e sofferte.

Hai mai sentito parlare di traiettoria ottimale?
La tua vita è come un fiume.
Se miri ad uno scopo a cui non sei predestinato nuoterai sempre contro corrente.
Il giovane Gandhi vuole pilotare una star car? non accadrà mai!
la piccola Anna Frank vuole insegnare al liceo? ti attacchi annina non è il tuo destino!
Ma voi andrete avanti per scuotere il cuore e le menti di milioni di persone.
Scopri qual è il tuo destino e il fiume ti ci porterà!

(Tratto dal film L’uomo che fissa le capre)

Così, accettando quello che ero e quello che in quel momento desideravo (o non desideravo) ho cominciato a vivere con serenità e spensieratezza. La cosa davvero più straordinaria è stata accorgermi che nel momento in cui desideravo qualcosa in maniera integralmente autentica, quella cosa non tardava ad arrivare.

Proprio così…non c’è stato desiderio non avverato.

Questo articolo ha un’unica pretesa: consigliarvi di smetterla di misurarvi con degli standard che, diciamola tutta, sono spesso disumani e vuoti.

Lavorare 8/10 ore al giorno per un’azienda che non è la vostra, facendo un lavoro che quando va bene “non dispiace” non è figo, non è nemmeno umano. Non è l’unica strada possibile. A proposito vi consiglio di visitare questo sito:

http://www.wanderingwil.com/

E’ il sito di un ragazzo, Francesco Grandis, che ad un certo punto ha mollato il suo contratto a tempo indeterminato, è partito e in breve tempo è riuscito crearsi un lavoro grazie al quale con poche ore lavorate a settimana e dalle più belle spiagge del mondo guadagna molto di più di prima.

Essere sé stessi, accettare i propri desideri e le proprie inclinazioni e smetterla di reagire a quello che siamo creando inutili e grosse sofferenze è quello che dovremmo riproporci di fare con impegno ogni giorno.

Essere proprio sé stessi è la gioia più grande.

Prima o poi, anche solo per un po’, ogni pellegrino/guerriero/sognatore assaggerà un pezzettino di sé e non potrà più farne a meno 🙂

La trascrizione della poesia che segue è attaccata proprio sopra il letto della mia cameretta. La leggevo prima di andare a dormire e appena sveglia, sperando che quel tempo arrivasse in fretta 🙂 :

 

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

(dal libro “Mappa del nuovo mondo” di Derek Walcott)

Ho scelto di aprire questo articolo con una bellissima canzone di Eddie Vedder, Guaranteed.

“Lascia che sia io a trovare un modo di essere

considerami un satellite sempre in orbita

conoscevo tutte le regole, ma le regole non mi conoscevano

garantito…

Alla prossima, con un articolo dedicato allo stesso argomento ma questa volta ad un livello un po’ più profondo.

Con tutto l’amore che adesso posso,

Carla

 

 

 

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Sui pezzi del puzzle e sul saperli riconoscere

Hai mai avuto l’impressione di stare raccogliendo tanti pezzi di un grande, sconosciuto, puzzle?

A me capita spesso…capitava soprattutto durante gli studi, quando preparando un esame, non riuscivo in tanti casi ad avere il quadro completo se non alla fine.

E alla fine tutto era straordinariamente semplice. Mi era e mi è chiaro però, che senza quella minuziosa raccolta di pezzetti, la fine non l’avrei mai raggiunta.

puzzle

Ecco…l’idea che mi sono fatta è che la propria strada, la nostra “cosa”, la si trovi solo dopo aver imparato a raccogliere tanti pezzetti di puzzle.

Del nostro puzzle ovviamente. Spesso ci vogliono anni, a volte una vita, altre poche settimane…per capire che direzione prendere.

A tale proposito vi voglio consigliare la lettura di un articolo pubblicato su Mind Body Green (sito fatto davvero molto bene e da tenere sempre sott’occhio):

http://www.mindbodygreen.com/0-11995/want-to-find-your-purpose-but-have-no-idea-what-it-is-read-this.html

Ecco di seguito i punti che ho trovato più utili:

|> Focalizzati su ciò che ti rende felice

|> Riconosci i tuoi punti di forza e i tuoi limiti

|> Fatti coinvolgere

Cosa ti piace così tanto da dimenticare di guardare l’orologio? Dove spendi i tuoi soldi e il tuo tempo?

Queste attività sono di sicuro le più significative per te. Non importa se sembrano non avere nessuna possibilità di diventare la tua fonte di guadagno…portaci la tua attenzione. Cerca di capire quale aspetto specifico è vicino a te.

Focalizza la tua attenzione su quello che sai fare e smetti di colpevolizzarti per i tuoi punti deboli. Nessuno sa fare tutto benissimo, ognuno di noi sa fare qualcosa meglio di altri. Probabilmente non sei bravo nelle vendite, odi stare ore davanti un pc ad elaborare dati e magari non hai buone capacità di leadership…embè? 😉 Magari invece ti piace contribuire, ti piace fare squadra, aiutare i tuoi colleghi, avere a che fare con le persone senza per forza dover vendere loro qualcosa…che magari reputi anche inutile.

Il mondo ha bisogno di autenticità, di persone che siano immagine del proprio …non copie omologate che piacciano ad un qualche recruiter.

Vai benissimo così come sei.

Al solito considero la meditazione lo strumento più utile per riuscire a fare spazio e ripulire mente, cuore e bocca da parole, emozioni e pensieri non necessari. Pertanto vi lascio il link ad un’ altra utilissima tecnica di respiro consapevole guidata da Nitamo Montecucco (che ho già citato nel mio scorso articolo).

Partecipa a tutti gli eventi, seminari, associazioni che possono in qualche modo interessarti. E’ questo un modo per trovare i tuoi pezzetti e cominciare a capire i contorni del tuo puzzle senza troppi rischi, senza dover mollare il tuo comodo lavoro per qualcosa che ancora non sai.

Sii sempre curioso.

always be curious

La parola chiave è sempre LENTEZZA…non avere fretta. Ascoltati e intraprendi tutte le strade che ti sembrano interessanti. Molte di queste ti sembreranno ad un certo punto inutili…come tortuosi vicoli che non ti hanno portato da nessuna parte. In realtà sono proprio queste le strade che ti permetteranno di trovare quella maestra

Vivere è percorrere il mondo
attraversando ponti di fumo;
quando si è giunti dall’ altra parte
che importa se i ponti precipitano.
Per arrivare in qualche luogo
bisogna trovare un passaggio,
e non fa niente se scesi dalla vettura
si scopre che questa era un miraggio.

J. R. Wilcock

Ricorda che sarà il tuo scopo a trovarti…

Tutto questo mi ricorda un passo del celebre discorso di Steve Jobs ai laureati di Stanford:

Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno.

Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro.

Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.

Nel mio caso ho imparato che ho bisogno di poter metterci un po’ di cuore in quello che faccio. Questo mi rende felice. Ho capito che ho bisogno di spendere le mie energie e la mia intelligenza in qualcosa in cui credo e che mi permetta di dare in qualche modo il mio contributo per migliorare il mondo in cui vivo. L’ho capito quando ho provato ad insegnare in una scuola e più che la didattica ciò che mi coinvolgeva era la possibilità di comunicare con un sorriso, una frase di incoraggiamento o una battuta spiritosa.

Non bado a spese e non guardo l’orologio quando si tratta di percorsi di crescita personale, meditazioni e ricerca interiore in genere. L’ho capito quando ho cominciato a partecipare ad eventi e seminari, a leggere articoli e blog sul tema, per cercare di uscire dai momenti più difficili della mia vita ma soprattutto quando pur fuori dall’emergenza il mio interesse finiva sempre sull’argomento.

Mi piace un sacco scrivere. Provo piacere a farlo e so di essere abbastanza brava…l’ho capito quando nei regali collettivi di amici si chiede a me di scrivere il bigliettino o quando mi dicono che le mie parole sono servite a qualcosa, hanno consolato o aiutato a capire.

…e tu? Cosa ti rende felice? Cosa fai senza guardare l’orologio? In cosa sei proprio bravo?

Scrivi, se vuoi, le risposte nei commenti di questo articolo. 🙂

Esprimere e condividere può aiutare te e gli altri a raccogliere più pezzi e a imparare a riconoscere quelli giusti.

Ricorda che non importa se ora non vedi il prossimo puntino o il profilo del tuo puzzle, se sembra tutto così disconnesso…non è il momento.

Nel futuro il profilo sarà chiaro e straordinario.

Nel prossimo articolo vi parlerò di come non perdere tempo dietro desideri non vostri e di quanto sia importante essere autentici, essere proprio e nient’altro che sé stessi.

Perché ho scelto “Se ti tagliassero a pezzetti” di De André per aprire questo post? Sembra non c’entrare molto con il contenuto…invece a me ricorda molto la sensazione di leggerezza nella più completa confusione.

Quando sei tu per primo ad essere pezzetti, ma non demordi…

 continui a camminare, fischietti e vivi.

Con tutto l’amore che adesso posso,

Carla

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Per chi è bloccato in un terribile posto tra 0 e 1

Vi siete mai chiesti qual è la vostracosa“?

Credo fermamente che ognuno di noi abbia un preciso scopo, un talento…inteso come la “cosa” in cui si riconosce.

Il lavoro che stanca ma non denatura, non toglie ma nutre.

Non è semplice decidere di andare controcorrente, come spesso accade quando si lasciano porti sicuri per intraprendere la “nostra” strada. Credo, però, che la crisi economica degli ultimi anni abbia aiutato i meno coraggiosi in tal senso. Mi metto tra questi. La sensazione di non aver niente da perdere mi ha dato lo spazio per abbandonare ciò che non amavo fare…d’altronde in molti casi non avevo la possibilità di farlo, in altri le condizioni erano tali da non valerne la pena.

Oggi però vi voglio raccontare di quando non avevo assolutamente idea di quale fosse il mio cammino. In questo caso, capite bene che il coraggio serve a poco.

“Non esiste vento favorevole, per un marinaio che non sa dove andare”
(L. A. Seneca)

In un primo momento ho creduto di aver intrapreso la strada giusta…quella del cuore. Ma è bastato poco tempo per accorgermi che non era così. Ho iniziato ad odiare letteralmente quello che facevo e a dubitare del mio intuito e un pò anche del mio cuore. Chiuso questo strano capitolo della mia vita, sapevo benissimo cosa NON volevo ma non avevo alcuna idea di cosa davvero desideravo.

Più frustrante del non amare quello che si fa è forse il non sapere cosa si ama.

Ricordo molto bene la sensazione di trovarsi in “quel terribile posto tra 0 e 1”, descritta perfettamente, secondo me, dalle parole dell’artista Ze Frank:

“Non dite che è un ritorno. E nemmeno un riporto. Avrò capelli ancora per anni. Ho paura. Ho paura di aver perso le mie capacità. Ho paura che incasinerò tutto e ho paura di te. Non voglio cominciare, ma lo farò.

Questa è una preghiera per chi non ha ancora iniziato per chi è bloccato in un terribile posto tra 0 e 1.

Fammi capire che i miei fallimenti non sono un’indicazione delle mie future performance, sono solo piccoli e salutari fuochi che mi faranno dare una mossa.  Non farmi aprire Facebook come se fossi un drogato. Tieni il browser chiuso.

Lasciami pensare alle persone a cui voglio bene e a come quando falliscono o mi deludono, le amo comunque. Gli do altre possibilità e riesco comunque a vedere il meglio in loro.

Lasciami estendere quella generosità a me stesso.

Lasciami ringraziare le parti di me che non capisco o che sono fuori dal mio controllo come la mia creatività o il mio coraggio.

Non lasciare che io sia così vano da credere di essere il solo autore delle mie vittorie e una vittima delle mie sconfitte. Lasciami ricordare che i significati involontari che le persone progettano su quello che faccio non sono né un mio sbaglio né qualcosa di cui posso prendere i meriti. Non farmi pensare al mio lavoro come un gradino verso qualcos’altro. E se lo è lascia che mi interessi alla forma del gradino. Lasciami prendere l’idea che mi ha portato così lontano e mandarla a dormire. Quello che sto per fare non sarà quello. Ma sarà qualcosa.

Non c’è più bisogno di fare la punta alle mie matite.

Le mie matite sono appuntite abbastanza. E anche quelle spuntate lasceranno il segno.

Forza, cominciamo questa cosa.

E, dio, lasciami divertire. La vita non è solo una sequenza di attese verso qualcosa da fare”

Questo periodo e ciò che mi è accaduto mi ha insegnato (almeno) due cose:

1) Nella vita, per fortuna aggiungo, si cambia…il fatto che quello che credevamo piacevole un giorno si riveli insopportabile non mette in discussione la validità del nostro intuito, della nostra capacità di scegliere né tanto meno del nostro cuore.

Ci siamo semplicemente evoluti…siamo altro e pertanto altri sono diventati i nostri gusti, quello che ci appassiona.

2) Fustigarci perché siamo alla soglia dei trent’anni e ancora non sappiamo cosa vogliamo fare delle nostre vite non fa altro che allontanare il momento in cui troveremo il nostro sentiero.

E’ qui che entra in gioco la Mindfulness, la consapevolezza non giudicante di emozioni, pensieri e sensazioni. Osservare ciò che accade, rimanere ancorati all’ADESSO, è l’unica via.

Se in questo momento sentite la testa piena di pensieri, la paura di fallire, un blocco alla stomaco, la nausea del restare dove siete o le gambe deboli per andare altrove, alieni in mezzo ad amici/fidanzati/cugini che hanno invece chiaro tutto…fermatevi un attimo. Sedetevi. Bisogna che diate orecchio alle vostre sensazioni. L’anima, come dice la Szymborska è schifiltosa

L’anima parla solo nel silenzio.

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Vi lascio qui il link ad un audio in cui, Nitamo Montecucco, un medico illuminato di cui vi parlerò molto in futuro, insegna una tecnica di rilassamento e ascolto, chiamata bodyscan, tanto semplice quanto potente.

Se vi è piaciuto, sul sito Benessere Globale trovate molti altri audio e video interessanti e del tutto gratuiti.

Nel prossimo post vi parlerò di cosa si può fare per riconoscere il sentiero e intraprenderlo.

Ho aperto questo post con la canzone bird girl di Antony & the Johnsons, mi ricorda molto il mio periodo tra 0 e 1 :), la trovo di una bellezza struggente, come la fragilità e il coraggio di chi non smette di cercare.

Con tutto l’amore che adesso posso,

Carla

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L’inizio

L’inizio è…Ora!

Sono mesi che penso all’incipit di questo blog.

Oggi ho deciso che l’inizio perfetto è quello che disegno ora con le mie dita. E’ perfetto sì…è l’unico che esiste per davvero 🙂

Questo piccolo angolo, il blog, nasce con lo scopo di condividere la mia esperienza di crescita personale fatta di viaggi- nel mondo fuori da me ma soprattutto dentro di me- bellissimi incontri e tanta curiosità.

Spero che il racconto del mio percorso possa dare qualcosa ad ognuno di voi…un’ idea, una riflessione, un’emozione, un pò di coraggio, la voglia di provarci oppure una bella risata di gusto.

Bimba e cammello che ridono

Racconterò cosa ho imparato e continuo ad imparare, il mio sforzo di andare in fondo ma anche i dettagli frivoli che mi ancorano all’ adesso.

Questo viaggio so più o meno quando è iniziato ma spero non abbia mai fine.

Chiudo il mio perfetto inizio 😉 con alcuni versi tratti da “Itaca”  di K. P. Kavafis, mentre la canzone “Ora” di Lorenzo Cherubini Jovanotti l’ho scelta per l’apertura.

Entrambe fanno parte di uno dei tanti inizi di quello che da oggi condividerò in Zenmood.

Itaca

Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca,

prega che la strada sia lunga,

ricca di avventure, ricca di conoscenza.

Lestrigoni e Ciclopi, Poseidone furioso – non averne timore:

non ne incontrerai mai sul tuo cammino,

se i tuoi pensieri rimarranno alti, se una gentile

emozione accarezzerà il tuo spirito e il tuo corpo.

Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone selvaggio, non li incontrerai mai
se già non li porti dentro la tua anima,
se l’anima non li frapporrà ai tuoi passi.

Prega che la strada sia lunga.
Che le mattine d’estate siano molte, quando
con grande piacere, con grande gioia,
entrerai per la prima volta in porti mai visti;
[…]
Visita molte città egizie,
per imparare ancora ed ancora dai sapienti.

Tieni sempre Itaca a mente:
raggiungerla è il tuo ultimo scopo.
Non affrettare però minimamente il viaggio,
meglio lasciarlo durare molti anni;
attraccare alfine all’isola quando sarai vecchio,
ricco di tutto ciò che avrai raccolto per strada,
senza pretendere che Itaca ti offra altri tesori.

Itaca ti ha donato il Viaggio meraviglioso.
Senza di lei tu non saresti mai partito per la tua via.
Essa non ha null’altro da offrirti.

Se la troverai povera, non credere che Itaca t’abbia ingannato.
Saggio come sei diventato, con sì tanta esperienza,
avrai già compreso cos’Itaca realmente rappresenti

Un abbraccio,

con tutto l’amore che adesso posso.

Carla

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